Consulenza. Di solito con questo termine si fa riferimento ad una pratica professionale, quella appunto del consulente, colui che fornisce pareri, consigli, consulenze, appunto. In tempi recenti è entrato nel gergo il termine “consulenza” affiancato dall’aggettivo “filosofica”.
La pratica del professionista filosofo? O ad essere filosofica è proprio la consulenza? E, se fosse così, in che senso una consulenza è filosofica? Insomma, tanto per cominciare, non diamo nulla per acquisito. Evitiamo i motti, i detti, gli stereotipi, le abitudini del linguaggio: quanto infatti essi possono condurre a opinioni errate, falsi giudizi, idiosincrasie. In effetti, se non l<a si spiega, l’espressione “consulenza filosofica” fa venire paura: come spesso mette paura – si vede che suona male! – la parola “filosofia”. Quando qualcuno chiede “che fai?” e rispondi “insegno filosofia” segue un “ah!” che è un misto di rispetto, di riverenza, di commiserazione, di disprezzo. A seconda di chi ti sta davanti. Torniamo ora alla “consulenza filosofica”. Preferisco collegare questa espressione all’etimologia del consultare: il chiedere parere a persona autorevole che si cerca per stima del suo raziocinio, della sua intelligenza, della sua ragione. Chissà se è vero.
Quando sento il bisogno di consultarmi su faccende della mia vita di tutti i giorni, chiedo parere a chi mi conosce meglio; cerco tra i miei prossimi quelli più sensibili, dunque intelligenti. Ma intelligenza, in questo caso, è più vicina a sensibilità che a raziocinio. I pareri migliori me li danno gli amici più appassionati, starei per dire più: sanguigni. Difficile immaginare un antico filosofo che, in preda alle passioni, faccia consulenza a chi gli si rivolge: ve lo immaginate Socrate che dà consulenza filosofica a Fedone che piange dopo che lui ha ingerito la cicuta? Quando invece sento il bisogno di consultarmi su questioni di lavoro, chiedo parere a chi mi conosce meglio; cerco tra i miei prossimi quelli più sensibili, dunque intelligenti. Non sto prendendo in giro il mio lettore: davvero non cerco altre qualità nel mio consulente d’occasione, se non sensibilità, amicizia, e dunque, per queste ragioni, intelligenza.
Insomma: consulenza filosofica non è dare soluzioni tecniche a questioni tecniche, non è formulare giudizi generati da un algoritmo, semplicemente perché quell’algoritmo, che possa permettere al dotto di dare soluzioni a chiunque per qualsiasi problema, non c’è.
Consulenza da consultare: chiedere assistenza per la scelta. Ma la scelta, spesso scelte durissime della vita di ogni giorno, è solo e tutta nostra. Saggio è colui che prende una decisione consultata, meglio dire esaminata. Saggio è chi si rivolge a chi è saggio che si è rivolto a chi è stato saggio che si è rivolto a sua volta a chi prima di lui è stato saggio e così via, fino all’origine della filosofia, fino a Socrate. Suo l’insegnamento: solo una vita esaminata vale la pena di essere vissuta. Consulenza filosofica è forse solo un modo umile per cercare insieme una qualche verità. O per dire, insieme, che è difficile trovarla. Ma almeno ci abbiamo provato.